Coordinamento CSM Lazio – Proposte per LEA nella Doppia Diagnosi

PROPOSTE PER LA DEFINIZIONE LEA DOPPIA DIAGNOSI
Il termine “ doppia diagnosi” individua quadri clinici di coesistenza di un disturbo psichiatrico ( soprattutto psicosi) e di un abuso/dipendenza di sostanze, ( co-occurring disorders) di particolare gravità e complessità per la presenza di :
• maggior rischio di suicidio
• peggiore prognosi
• minore aderenza al progetto terapeutico
• maggiore ospedalizzazione
• maggiore rischio di atti violenti auto ed etero diretti
• maggiori problemi con la giustizia.

Il modello di intervento più efficace per questi disturbi è quello integrato: unico servizio con specialisti competenti per entrambi i quadri patologici trattati contemporaneamente.
Il modello integrato, appare il più efficace soprattutto per i quadri più severi e per la gestione degli esordi psicotici ( schizofrenia e disturbi affettivi ) correlati al poliabuso e alle nuove droghe con effetti allucinogeni e stimolanti e provata neurotossicità.
Nei casi di minore complessità, si può far riferimento al modello parallelo, mentre la consulenza prevede la presa in carico prioritaria di un servizio in base alla gravità dei quadro clinico ( prevalente abuso o disturbo psichiatrico).

In assenza di servizi dedicati, l’ integrazione deve essere effettuata su ogni situazione clinica, individuando un case manager per la coordinazione degli interventi.

Il processo diagnostico-terapeutico si articola secondo le seguenti fasi:

1) VALUTAZIONE DIAGNOSTICA INTEGRATA

• raccolta anamnestica accurata
• valutazione situazione famigliare, sociale ed economica
• BPRS, GAF ed eventuali strumenti standardizzati ( SCID, MINI ecc.)
• valutazione neurocognitiva soprattutto per esordi e pz giovani
• valutazione medica ( anamnesi medica anche in collaborazione con MMG ponendo particolare attenzione alle eventuali patologie organiche concomitanti)
• esami ematochimici, visita cardiologica con ECG e misurazione QTc, peso, BMI,circonferenza vita, eventuale esami radiodiagnostici cerebrali e visita neurologica)
• valutazione tossicologica
• descrizione delle sostanze d’ abuso( tipologia, quantità, modo d’uso, via somministrazione ecc)
• problemi giudiziari

2) FORMULAZIONE E CONDIVISIONE DEL PROGETTO TERAPEUTICO; ACQUISIZIONE DEL CONSENSO INFORMATO

• individuazione dell’ equipe terapeutica integrata e del case manager ( in base alla gravità dell’ abuso e della patologia psichiatrica)

3) TRATTAMENTO

A. Principi generali di trattamento dei pazienti con Doppia Diagnosi
1. Trattamento individualizzato con approccio strutturato in base alla gravità dei quadri clinici del disturbo psichiatrico e dell’ abuso/dipendenza secondo le linee guida dei singoli disturbi
2. Trattamento orientato rispetto alle fasi: acuta, ingaggio e aumento della motivazione, stabilizzazione, riabilitazione,guarigione
3. Flessibilità e specializzazione del personale clinico
4. Approccio assertivo e relazioni empatiche per accrescere la motivazione del pz
5. Attenzione a garantire la sicurezza del pz e dell’ equipe curante
6. Completezza dei Servizi terapeutico-riabilitativi
7. Coinvolgimento e supporto dei famigliari ( porre attenzione e tutelare i minori)
8. Attenzione alla salute fisica dei pz

B. Terapia farmacologica per patologia psichiatrica

Secondo le linee guida per i disturbi.
Evitare prescrizione di BDZ, prescrivere trazodone per i disturbi del sonno
Porre attenzione alle interazioni fra sostanze e farmaci
C. Trattamento farmacologico dei disturbi da abuso

Alcool : Disulfiram, Acamprosato, Naltrexone, Nalmefene

Nicotina : Bupropione

Oppioidi: Metadone,Buprenorfina,Naltrexone
D. Trattamenti non farmacologici

1. Counseling di gruppo con approccio motivazionale
2. CBT
3. DBT di Marsha Linehan per doppia diagnosi
4. Interventi psicosociali
5. Supporto sociale, scolastico, lavorativo
6. Eventuale inserimento in strutture semiresidenziali
7. Eventuale inserimento in strutture residenziali per doppia diagnosi

I terapeuti dovrebbero conoscere entrambi i quadri clinici e il loro reciproco decorso
(coesistente miglioramento/peggioramento o peggioramento di un quadro al miglioramento dell’ altro come nel caso del peggioramento del PTSD in caso di riduzione dell’ abuso) e adattare il protocollo alle fasi di riacutizzazione dei disturbi.

Fornire al pz e ai famigliari informazioni chiare ed accessibili oltre che sulla patologia e sul trattamento, sulle modalità di accesso al servizio soprattutto in caso di crisi.

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